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Fisco e bonusPubblicato il 12 min di lettura

Secondo acconto del 30 novembre 2026: metodo storico o previsionale?

Secondo acconto IRPEF al 30 novembre 2026 per la ditta individuale edile: calcolo svolto con metodo storico e previsionale, rate ISA al 50% e sanzioni.

Di Dott. Luca Mochi
Dottore commercialista

In questo articolo
  1. Perché il secondo acconto pesa proprio nell’anno in cui i cantieri rallentano?
  2. Quanto si versa il 30 novembre con il metodo storico?
  3. Di quanto scende la rata con il metodo previsionale?
  4. Che cosa entra nella stima del reddito 2026 di un’impresa edile?
  5. Che cosa si rischia se la stima è troppo bassa?
  6. Quali dati servono per decidere entro il 30 novembre?
  7. Fonti
  8. Domande frequenti

Il secondo acconto dell’IRPEF, l’imposta sul reddito che il titolare di una ditta individuale paga sull’utile dell’impresa, scade il 30 novembre e si calcola di regola sull’imposta dell’anno prima. Se il 2026 chiude peggio del 2025 puoi ricalcolarlo sulla tua stima: nel caso svolto qui sotto la rata scende da 9.200 a 1.800 euro.

Perché il secondo acconto pesa proprio nell’anno in cui i cantieri rallentano?

Perché è un anticipo sull’imposta del 2026 ma si misura su quella del 2025, quindi in un anno in cui i lavori chiusi non vengono rimpiazzati e il prezzo dei materiali ha eroso il margine, il fisco chiede una cifra tarata su un anno migliore di quello che stai vivendo. L’Agenzia delle Entrate lo scrive nella scheda sulle imposte sui redditi: l’acconto IRPEF è pari al 100% dell’imposta dichiarata nell’anno, cioè quella riferita all’anno precedente, è dovuto quando l’imposta dichiarata supera 51,65 euro e si versa in due rate se l’acconto arriva a 257,52 euro, con la seconda in scadenza il 30 novembre.

Un dettaglio cambia i conti, e su questo molti titolari sbagliano: per chi applica gli ISA, gli indici sintetici con cui l’Agenzia misura l’affidabilità fiscale dell’impresa, ciascuna delle due rate è pari al 50% dell’acconto dovuto, mentre il 40 e il 60 per cento valgono per chi gli ISA non li applica. La regola sta nell’art. 58 del decreto-legge 124/2019, che ha portato al 50 per cento la quota di ogni rata per i soggetti ISA, quindi se a giugno hai versato metà dell’acconto a novembre ti resta esattamente l’altra metà.

Chi lavora con un’altra forma giuridica fa un conto diverso: nelle società di persone, come le snc e le sas, l’IRPEF la versano i singoli soci sulla loro quota di reddito e la società versa solo l’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, mentre nelle società di capitali l’imposta dovuta è l’IRES, cioè l’imposta sul reddito delle società. La ditta individuale edile l’IRAP non la deve affatto, perché dal periodo d’imposta 2022 non è più dovuta dalle persone fisiche che esercitano attività commerciali per effetto dell’art. 1, comma 8, della legge 234/2021, e per questo tutto il calcolo che segue riguarda solo l’IRPEF del titolare.

Quanto si versa il 30 novembre con il metodo storico?

Con il metodo storico la rata di novembre è il 50% dell’imposta che hai dichiarato quest’anno sui redditi del 2025, senza nessun ricalcolo. Prendiamo una ditta individuale edile inventata, che serve solo a mostrare il calcolo riga per riga: il risultato dipende dai numeri di ogni impresa e la scelta del metodo si fa sui dati reali del proprio 2026. Il titolare applica gli ISA e nella dichiarazione presentata nel 2026 ha un’IRPEF di 18.400 euro sul reddito del 2025.

  • imposta dichiarata sui redditi del 2025: 18.400 €
  • acconto 2026 dovuto, pari al 100% dell’imposta dichiarata: 18.400 €
  • prima rata del 50%, versata il 30 giugno 2026: 9.200 €
  • seconda rata del 50%, da versare il 30 novembre 2026: 9.200 €

Quei 9.200 euro vanno trovati in un colpo solo, perché la stessa scheda dell’Agenzia precisa che l’acconto di novembre si paga in unica soluzione: il saldo e la prima rata di giugno si possono spalmare in rate mensili, la rata di novembre resta indivisibile. In un autunno in cui incassi meno SAL, cioè meno stati di avanzamento dei lavori su cui fatturare gli acconti al committente, è la cifra che rischia di scoprirti il conto nella settimana sbagliata.

Di quanto scende la rata con il metodo previsionale?

Il metodo previsionale calcola l’acconto sull’imposta che prevedi di dichiarare l’anno prossimo invece che su quella già dichiarata, e la facoltà è scritta nella stessa scheda dell’Agenzia delle Entrate: chi prevede di dichiarare un’IRPEF più bassa, per redditi minori o per oneri più alti, può determinare gli acconti su quell’imposta inferiore. Restiamo sul titolare dell’esempio: due cantieri hanno chiuso a primavera senza essere sostituiti e il margine dei lavori ancora aperti si è assottigliato per il prezzo di acciaio, bitume e carburante, così la stima dell’IRPEF sul 2026 si ferma a 11.000 euro.

  • acconto 2026 ricalcolato sulla stima, pari al 100% dell’imposta prevista: 11.000 €
  • già versato con la prima rata del 30 giugno 2026: 9.200 €
  • seconda rata del 30 novembre 2026, calcolata come differenza: 1.800 €
  • cassa che resta in azienda rispetto al metodo storico: 7.400 €

La seconda rata, quindi, non è il 50% di 11.000 euro: è quello che manca per arrivare all’acconto complessivo, perché i 9.200 euro di giugno si contano per intero. Quando la prima rata ha già superato l’acconto ricalcolato, a novembre il versamento è zero.

Chi ha aderito al concordato preventivo biennale per il 2026-2027 segue invece un’altra strada, perché l’art. 20 del decreto legislativo 13/2024 stabilisce che per i periodi coperti dal concordato l’acconto si determina con le regole ordinarie tenendo conto del reddito concordato: la base è la cifra pattuita con l’Agenzia, così il ricalcolo su un reddito effettivo più basso non entra in gioco. Lo stesso articolo prevede una maggiorazione del 10% sulla differenza fra reddito concordato e reddito dichiarato per l’anno precedente, dovuta nel primo periodo d’imposta di adesione quando l’acconto si calcola sull’imposta dell’anno prima, mentre con il rinnovo del concordato la maggiorazione cade, per effetto del comma 3-bis in vigore dal biennio 2026-2027. Su come funziona l’imposta sul reddito pattuito abbiamo scritto la guida sul concordato preventivo biennale per l’impresa edile.

Che cosa entra nella stima del reddito 2026 di un’impresa edile?

La stima regge quando nasce dai numeri delle commesse e non da una sensazione sull’andamento dell’anno, perché l’imposta del 2026 dipende dal reddito che chiuderai al 31 dicembre e quel reddito è la somma di quello che hanno prodotto i cantieri. Quattro voci spostano il risultato più di tutte le altre:

  • i cantieri chiusi nel 2026 e quelli nuovi partiti davvero, con il margine realizzato su ciascuno;
  • il margine a finire delle commesse ancora aperte, cioè quanto resterà in tasca a lavori chiusi secondo i costi che stai registrando adesso;
  • i cantieri a cavallo d’anno, soprattutto quelli affidati con un contratto unico per l’intera opera e con un’esecuzione che supera i dodici mesi;
  • i costi straordinari di materiali e carburante già sostenuti, che hanno ridotto il margine di preventivi firmati mesi prima.

Per quei cantieri lunghi, cioè le opere affidate con un contratto unico e con lavori che vanno oltre i dodici mesi, la regola sta nell’art. 93 del testo unico delle imposte sui redditi. Al 31 dicembre il lavoro che hai già eseguito e che il committente non ti ha ancora liquidato resta in azienda come rimanenza, e nel reddito del 2026 entra la differenza fra la rimanenza di fine anno e quella con cui l’anno era cominciato. La norma chiede di valutare quel lavoro sui corrispettivi pattuiti nel contratto, mentre per la parte già coperta da un SAL conta il corrispettivo liquidato, così il reddito dell’anno si muove anche in base a quanti SAL hai fatto approvare entro il 31 dicembre.

La seconda voce è quella che fa pendere la bilancia, e chi tiene aggiornato il margine di ogni commessa la legge subito: il modo di ricavarlo dalla percentuale di avanzamento e dai costi registrati è lo stesso che abbiamo svolto nell’articolo su come si calcola il margine a finire al SAL. Su un foglio di calcolo si arriva allo stesso numero, a patto che le fatture dei fornitori siano imputate al cantiere giusto e nel mese giusto, perché una fattura ferma in un cassetto gonfia il margine apparente e porta a sovrastimare il reddito dell’anno, cioè proprio l’errore che manda fuori strada il metodo previsionale.

Che cosa si rischia se la stima è troppo bassa?

Se il reddito del 2026 risulta più alto di quello stimato, l’acconto versato diventa insufficiente e la differenza va pagata con una sanzione. Torniamo al titolare dell’esempio: l’IRPEF del 2026 chiude a 14.500 euro invece degli 11.000 previsti, quindi l’acconto dovuto era 14.500 euro e ne mancano 3.500. L’art. 13, comma 1, del decreto legislativo 471/1997 fissa la sanzione per i versamenti in acconto non eseguiti al 25% di ogni importo non versato, cioè 875 euro su quei 3.500, nella misura che si applica alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024.

Quegli 875 euro sono la sanzione piena, e lo stesso art. 13 ne prevede una più bassa per chi rimedia in fretta: con un ritardo non superiore a novanta giorni la sanzione si dimezza, quindi vale il 12,5% e sui 3.500 euro mancanti fa 437,50 euro. Dentro i primi quindici giorni quella sanzione dimezzata si conta a un quindicesimo per ogni giorno di ritardo, cioè 29,17 euro al giorno, così dopo tre giorni sono 87,50 euro, dopo dieci 291,67 euro e al quindicesimo si arriva ai 437,50 euro pieni.

Su questi importi, e non sugli 875, si applicano poi le frazioni del ravvedimento dell’art. 13 del decreto legislativo 472/1997, cioè della correzione spontanea che fai prima di ricevere una contestazione: un decimo se paghi entro trenta giorni dalla scadenza, che sui 437,50 euro fa 43,75 euro, e un nono entro novanta giorni, cioè 48,61 euro. Oltre i novanta giorni la sanzione torna piena e la frazione scende a un ottavo, cioè 109,38 euro sugli 875, purché ti muova entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno della violazione. Agli importi si aggiungono sempre gli interessi al tasso legale, che maturano giorno per giorno. Il margine di manovra esiste, quindi, e il previsionale diventa una scelta prudente quando la stima la rifai a novembre con i costi di cantiere di ottobre sul tavolo, non con quelli di giugno.

Quali dati servono per decidere entro il 30 novembre?

Il conto si chiude in mezz’ora se hai cinque dati davanti, e metterli insieme richiede qualche giorno perché due di loro arrivano dal cantiere e non dalla contabilità:

  1. l’imposta dichiarata quest’anno sui redditi del 2025, che è il punto di partenza del metodo storico;
  2. quanto hai versato con la prima rata il 30 giugno 2026;
  3. il margine aggiornato di ogni commessa ancora aperta, con la data a cui si riferisce;
  4. il reddito stimato del 2026, calcolato sui cantieri chiusi e su quelli in corso;
  5. l’imposta che quel reddito produce, da confrontare con l’acconto già versato.

Con questi numeri la differenza fra i due metodi la vedi in euro, come i 7.400 euro dell’esempio, e la decisione segue un criterio semplice: se la stima del 2026 sta sotto il dato del 2025 con uno scarto ampio e documentato commessa per commessa, il previsionale libera cassa senza avvicinarti al limite, mentre se la distanza è di poche centinaia di euro il risparmio non compensa il rischio della sanzione. Per arrivare al 30 novembre con il margine aggiornato di ogni cantiere già calcolato, invece di ricostruirlo a mano nell’ultima settimana, puoi richiedere una demo di EdilBudget portando il budget delle commesse e le fatture registrate.

Fonti

Domande frequenti

Quanto è il secondo acconto per chi applica gli ISA?

Per i soggetti ISA ciascuna delle due rate di acconto è pari al 50% dell'acconto dovuto, e non al 40 e al 60 per cento previsti per gli altri contribuenti: lo stabilisce l'art. 58 del decreto-legge 124/2019 e lo ripete la scheda dell'Agenzia delle Entrate sulle imposte sui redditi, aggiornata al 30 settembre 2026.

L'acconto di novembre si può rateizzare?

L'acconto di novembre si paga in unica soluzione, come precisa la scheda dell'Agenzia delle Entrate aggiornata al 30 settembre 2026: la rateizzazione mensile riguarda solo il saldo e la prima rata di acconto di giugno.

Che cosa succede se con il metodo previsionale verso meno del dovuto?

Sulla differenza non versata si applica la sanzione del 25% prevista dall'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 471/1997 per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024. La sanzione scende alla metà se il versamento arriva entro novanta giorni e si riduce ancora con il ravvedimento dell'art. 13 del decreto legislativo 472/1997, insieme agli interessi al tasso legale.

Una ditta individuale edile deve versare anche l'acconto IRAP?

La ditta individuale non versa acconti IRAP, perché dal periodo d'imposta 2022 l'imposta regionale sulle attività produttive non è dovuta dalle persone fisiche che esercitano attività commerciali, per effetto dell'art. 1, comma 8, della legge 234/2021.

Chi ha aderito al concordato preventivo biennale come calcola l'acconto?

L'art. 20 del decreto legislativo 13/2024 prevede che per i periodi coperti dal concordato l'acconto si determini con le regole ordinarie tenendo conto del reddito concordato. La maggiorazione del 10% riguarda il primo periodo d'imposta di adesione e, in base al comma 3-bis in vigore dal biennio 2026-2027, non si applica quando il concordato viene rinnovato.

L'acconto IRPEF vale anche per le società di persone?

Una snc o una sas versa solo l'IRAP, mentre l'IRPEF la pagano i soci: il reddito della società si divide fra loro secondo la quota di ciascuno e finisce nella dichiarazione personale del socio, anche quando quei soldi restano in azienda. Lo indica la scheda dell'Agenzia delle Entrate sulle imposte sui redditi, consultata il 25/10/2026.

Dott. Luca Mochi

Dottore commercialista, iscritto all'ODCEC di Roma, sez. A, n. AA_014139.

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