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Fisco e bonusPubblicato il 11 min di lettura

Forfettario per l'impresa edile: conviene se i materiali li compri tu?

Nel forfettario il reddito è l'86% dei ricavi e i costi non si scaricano. Il confronto con il regime semplificato su un cantiere edile da 80.000 euro.

Di Dott. Luca Mochi
Dottore commercialista

In questo articolo
  1. Chi può stare nel forfettario e quando ne esce?
  2. Come si calcola il reddito di un’impresa edile nel forfettario?
  3. Quanto si paga nei due regimi sullo stesso cantiere?
  4. Da quale livello di costi il forfettario non conviene più?
  5. Cosa cambierebbe con la soglia a 100.000 euro e cosa no?
  6. Che cosa serve per decidere con i tuoi numeri?
  7. Fonti
  8. Domande frequenti

Nel forfettario un’impresa edile paga le imposte sull’86% dei ricavi incassati, senza poter scaricare materiali, noli e subappalti. Su un cantiere inventato da 80.000 euro di ricavi, con 45.000 euro di costi veri il regime semplificato lascia in tasca 9.944,69 euro in più, mentre con 15.000 euro di costi vince il forfettario.

Chi può stare nel forfettario e quando ne esce?

Rientra nel regime la persona fisica che nell’anno precedente ha incassato non più di 85.000 euro e ha sostenuto spese per non più di 20.000 euro lordi tra dipendenti e collaboratori, come prevede l’art. 1, comma 54, della legge 190/2014, che ha istituito il regime. Il conteggio segue il principio di cassa, guardando quindi ai soldi incassati sul conto invece che alle fatture emesse. Per un’impresa edile la differenza pesa, perché un SAL, cioè lo stato di avanzamento dei lavori su cui si fattura l’acconto, emesso a dicembre e pagato a febbraio finisce nei ricavi dell’anno dopo.

Il regime cessa dall’anno successivo se gli incassi restano fra 85.000 e 100.000 euro, mentre oltre i 100.000 euro decade dall’anno stesso e l’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che fa superare la soglia (comma 71). Per chi lavora soprattutto con i privati questo passaggio è complicato, perché l’IVA va aggiunta a lavori già preventivati senza.

Il comma 57 elenca poi le cause di esclusione, e due riguardano direttamente l’edilizia: la partecipazione a una società di persone o il controllo di una srl che svolge attività riconducibili alla tua, e i redditi da lavoro dipendente percepiti nell’anno precedente, che per il 2026 non devono superare i 35.000 euro. Nel comma 57 la soglia è fissata a 30.000 euro, ma la legge di bilancio per il 2025, cioè la legge 207/2024, l’ha portata a 35.000 per i soli anni 2025 e 2026, quindi senza una proroga dal 2027 si tornerà al valore precedente; il limite, comunque, non si applica se il rapporto di lavoro è cessato.

Chi resta fuori dal forfettario applica gli indici sintetici di affidabilità fiscale, cioè il voto che l’Agenzia delle Entrate attribuisce ogni anno alla dichiarazione, e si trova davanti alla scelta e alla scadenza del concordato preventivo biennale per l’impresa edile.

Come si calcola il reddito di un’impresa edile nel forfettario?

Il calcolo parte moltiplicando i ricavi incassati per il coefficiente di redditività, cioè la quota che la legge presume come reddito indipendentemente dalle spese reali. Per il gruppo «costruzioni e attività immobiliari», che include i codici attività 41, 42 e 43, l’allegato 4 della legge 190/2014 fissa il valore all’86%. Su 80.000 euro incassati, quindi, il reddito risulta di 68.800 euro, lasciando come spesa riconosciuta solo il restante 14%. La stessa tabella riporta una soglia di ricavi di 15.000 euro valida nel 2014 per il settore, da cui oggi si ricava unicamente la percentuale, dato che il limite generale di incassi è quello di 85.000 euro previsto dal comma 54.

Da questa base si deducono soltanto i contributi previdenziali versati, in base al comma 64, mentre materiali, noli, subappalti, carburante e assicurazioni restano del tutto esclusi. Sul reddito netto si calcola un’imposta sostitutiva del 15%, che rimpiazza l’IRPEF e le relative addizionali regionale e comunale, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività (commi 64 e 65). L’imposta segue le scadenze e la dinamica dei versamenti a saldo e acconto comuni all’IRPEF, secondo le scadenze descritte nell’acconto di novembre della ditta individuale edile.

I contributi si calcolano su quello stesso reddito forfettario. Per un artigiano i contributi pensionistici, indicati dall’INPS come IVS per invalidità, vecchiaia e superstiti, nel 2026 sono pari al 24% del reddito fino a 56.224 euro e al 25% sulla quota eccedente. È previsto un minimale obbligatorio calcolato su 18.808 euro di reddito, pari a 4.521,36 euro l’anno, come indicato dalla circolare INPS 9 febbraio 2026, n. 14. I contribuenti forfettari possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% di questi contributi presentando domanda entro il 28 febbraio (commi 77 e seguenti). Poiché la pensione matura proporzionalmente a quanto versato, il beneficio immediato comporta una prestazione futura inferiore, motivo per cui il confronto seguente mantiene invariati i contributi tra i due sistemi.

Quanto si paga nei due regimi sullo stesso cantiere?

Prendiamo una ditta individuale artigiana inventata, attiva nelle ristrutturazioni e nelle pose per committenti privati con un incasso annuo di 80.000 euro: serve a illustrare il calcolo, tenendo presente che ogni impresa ha la propria struttura di spesa e contributiva. La confrontiamo nello stesso anno e con gli stessi incassi in due condizioni diverse: nella prima acquista direttamente i materiali portando i costi veri a 45.000 euro, mentre nella seconda fornisce quasi esclusivamente manodopera con materiali acquistati dal cliente, riducendo i costi a 15.000 euro.

Nel forfettario il risultato non cambia tra i due casi, poiché il calcolo si basa unicamente sul totale incassato. Nel regime semplificato, dove la contabilità per cassa determina il reddito sottraendo i pagamenti agli incassi, si tassa il margine effettivo applicando gli scaglioni IRPEF del 2026: il 23% fino a 28.000 euro, il 33% fra 28.000 e 50.000 euro e il 43% oltre questa soglia, in base all’art. 11 del testo unico delle imposte sui redditi.

Prima versione, costi veri 45.000 euro:

VoceForfettarioSemplificato
Reddito di partenza68.800 € (86% di 80.000)35.000 € (80.000 meno 45.000)
Contributi INPS artigiani16.645,20 €8.407,44 €
Reddito imponibile52.154,80 €26.592,56 €
Imposta7.823,22 € (sostitutiva al 15%)6.116,29 € (IRPEF)
Imposte più contributi24.468,42 €14.523,73 €
Resta all’impresa10.531,58 €20.476,27 €

Seconda versione, costi veri 15.000 euro:

VoceForfettarioSemplificato
Reddito di partenza68.800 € (86% di 80.000)65.000 € (80.000 meno 15.000)
Contributi INPS artigiani16.645,20 €15.695,20 €
Reddito imponibile52.154,80 €49.304,80 €
Imposta7.823,22 € (sostitutiva al 15%)13.470,58 € (IRPEF)
Imposte più contributi24.468,42 €29.165,78 €
Resta all’impresa40.531,58 €35.834,22 €

Se l’impresa acquista i materiali il semplificato lascia 9.944,69 euro in più, mentre se i materiali li compra il committente il forfettario ne garantisce 4.697,36 in più, portando a esiti opposti a parità di incasso. L’aliquota di avvio non cambia l’esito della prima opzione, dato che con l’imposta sostitutiva al 5% il tributo scenderebbe a 2.607,74 euro lasciando un netto di 15.747,06 euro, comunque inferiore ai 20.476,27 euro ottenuti in semplificato: la differenza dipende dalla base imponibile più che dall’aliquota nominale.

Il calcolo non include le addizionali regionale e comunale né le detrazioni personali, e assume che i contributi dell’anno siano interamente saldati nello stesso esercizio: variazioni di poche centinaia di euro che non incidono su uno scarto di quasi 10.000.

Da quale livello di costi il forfettario non conviene più?

Con 80.000 euro di ricavi e i parametri del 2026 il pareggio si colloca intorno a 24.450 euro di costi veri, pari al 30,6% del fatturato: al di sotto conviene il forfettario, mentre al di sopra risulta più vantaggioso il semplificato. Il valore supera il 14% suggerito dal coefficiente forfettario perché l’imposta sostitutiva del 15% è inferiore alle aliquote IRPEF del 23% e del 33%, compensando in parte il reddito imponibile maggiorato.

Per individuare la propria soglia bastano quattro righe e i dati dell’ultimo esercizio:

  1. ricavi incassati nell’anno;
  2. costi veri per materiali, noli, subappalti, carburante e assicurazioni;
  3. reddito del semplificato: riga 1 meno riga 2;
  4. reddito del forfettario: riga 1 moltiplicata per 0,86.

Quando la riga 4 supera di molto la riga 3 si versano imposte su utili non effettivi, rendendo preferibile il regime semplificato in proporzione al divario; se i valori sono vicini o la riga 4 risulta inferiore, il forfettario genera un risparmio. Lo stesso prospetto evidenzia l’impatto fiscale di un cambio operativo, poiché passando dalla pura posa alla fornitura completa dei materiali la riga 2 cresce lasciando ferma la riga 4.

Cosa cambierebbe con la soglia a 100.000 euro e cosa no?

In base al comunicato del Consiglio dei ministri, il disegno di legge di bilancio per il 2027, approvato il 28 ottobre 2026, eleva da 85.000 a 100.000 euro il tetto d’accesso al forfettario per le imposte sui redditi, mantenendo ferma a 85.000 euro l’esenzione IVA in attesa del via libera dell’Unione europea. Trattandosi di una proposta governativa che il Parlamento potrà modificare nelle prossime settimane, le nuove norme avranno efficacia, se approvate, dal 2027.

I due valori da 100.000 euro attualmente discussi regolano aspetti distinti. La soglia vigente riguarda la fuoriuscita immediata: superando i 100.000 euro di incassi il regime decade nello stesso anno e l’IVA si applica a partire dall’operazione di sforamento. Il limite annunciato nel disegno di legge riguarda invece l’accesso e la permanenza ordinaria, oggi a 85.000 euro, che salirebbe a 100.000 unicamente per le imposte dirette. Poiché il comunicato non chiarisce le sorti della decadenza immediata, il meccanismo andrà verificato direttamente sul testo normativo una volta pubblicato.

Per chi compra materiali questa estensione incide poco: se con 80.000 euro di incassi il forfettario tassa già una base superiore al margine effettivo, a 95.000 euro il divario aumenta, dato che ogni euro aggiuntivo genera 86 centesimi di reddito imponibile mentre la spesa reale resta determinante. Il nuovo tetto amplia la platea degli ammessi, ma la convenienza economica continua a dipendere dalle uscite operative.

Che cosa serve per decidere con i tuoi numeri?

Per il confronto servono tre dati dell’ultimo esercizio chiuso: il totale incassato, le uscite reali per materiali, noli e subappalti, e il reddito risultante. Spesso manca proprio il riepilogo dei costi, perché le fatture dei fornitori seguono i singoli cantieri e il bilancio complessivo viene ricostruito a memoria a fine anno. Calcolare a spanne porta a valutazioni errate: stimare una spesa del 20% a fronte di un 35% effettivo spinge a scegliere il forfettario, riscontrando il danno economico solo con i conteggi dell’anno successivo.

Tracciando le spese per ciascun cantiere, il bilancio si aggiorna in pochi minuti con dati puntuali invece che con stime generiche, ed è gestibile anche su un comune foglio di calcolo. Per impostare questo controllo sui propri cantieri è possibile richiedere una demo di EdilBudget, portando le fatture passive e il consuntivo delle commesse chiuse nell’anno.

Fonti

Domande frequenti

Quanto è il coefficiente di redditività del forfettario per un'impresa edile?

L'86%. L'allegato 4 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 assegna il coefficiente dell'86% al gruppo «costruzioni e attività immobiliari», che comprende i codici attività 41, 42 e 43.

Nel forfettario posso scaricare materiali, noli e subappalti?

No. Il reddito si calcola applicando ai ricavi incassati il coefficiente di redditività e dal risultato si deducono soltanto i contributi previdenziali versati, come prevede l'art. 1, comma 64, della legge 190/2014.

Che cosa succede se supero i 100.000 euro di incassi in corso d'anno?

Il regime forfettario cessa dall'anno stesso e l'IVA è dovuta a partire dalle operazioni che fanno superare il limite, per l'art. 1, comma 71, della legge 190/2014. Fra 85.000 e 100.000 euro il regime cessa invece dall'anno successivo.

La soglia del forfettario sale davvero a 100.000 euro nel 2027?

È una proposta, non una regola in vigore. Il comunicato del Consiglio dei ministri del 28/10/2026 annuncia il passaggio da 85.000 a 100.000 euro ai fini delle imposte sui redditi, con la soglia IVA ferma a 85.000 euro in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea. Il disegno di legge va ora in Parlamento.

Quanti contributi INPS paga un artigiano edile nel 2026?

I contributi pensionistici, quelli che l'INPS chiama IVS perché coprono invalidità, vecchiaia e superstiti, si calcolano al 24% del reddito fino a 56.224 euro e al 25% sulla parte che eccede, con un minimo dovuto su 18.808 euro di reddito pari a 4.521,36 euro l'anno. Dati della circolare INPS 9 febbraio 2026, n. 14.

Dott. Luca Mochi

Dottore commercialista, iscritto all'ODCEC di Roma, sez. A, n. AA_014139.

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