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Budget dell'impresaPubblicato il 10 min di lettura

La manovra 2027 vuole dividere in dieci rate i crediti Superbonus: quanta cassa manca all'impresa

La manovra 2027 vuole dividere in dieci rate la quota 2027 dei crediti Superbonus sulle spese del 2023: il conto della cassa che manca all'impresa.

Di Dott. Luca Mochi
Dottore commercialista

In questo articolo
  1. Che cosa propone l’articolo 37 della manovra e su quali crediti pesa?
  2. È già legge o si può ancora cambiare?
  3. Quanta cassa in più serve nel 2027 a un’impresa con 200.000 euro di credito?
  4. Il credito si perde? Che cosa resta uguale
  5. Che cosa fare adesso sul budget del 2027?
  6. Fonti
  7. Domande frequenti

L’articolo 37 del disegno di legge di bilancio 2027, ora all’esame del Parlamento, dividerebbe in dieci rate annuali la quota 2027 dei crediti Superbonus sulle spese del 2023, ceduti o ottenuti con lo sconto in fattura, cioè la riduzione del conto al committente. Su 200.000 euro di quota l’impresa ne utilizzerebbe 20.000 nel 2027 e pagherebbe in denaro 180.000.

Che cosa propone l’articolo 37 della manovra e su quali crediti pesa?

L’articolo 37 riguarda un punto specifico: le quote dei crediti Superbonus compensabili nel 2027, ossia da sottrarre agli importi a debito sull’F24, nate da cessioni o sconti in fattura per spese del 2023. Attualmente queste quote seguono la disciplina dell’articolo 121, comma 3, del decreto-legge 34/2020, il decreto Rilancio, che prevede la ripartizione del credito nelle stesse quote annuali della detrazione spettante al committente.

Poiché per le spese del 2023 la detrazione originaria del Superbonus andava ripartita in quattro rate annuali uguali, anche il credito acquistato o ricevuto come sconto segue quattro quote, a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo alla spesa. La quota del 2027 rappresenta dunque la quarta e ultima rata, ma il disegno di legge la spalmerebbe in dieci importi annuali costanti fino al 2036.

Restano escluse due fattispecie: le quote per le quali era già stata chiesta la ripartizione in dieci anni ai sensi dell’articolo 9, comma 4, del decreto-legge 176/2022, che mantengono il piano già avviato, e i casi in cui il contribuente ha conservato la detrazione nella propria dichiarazione dei redditi, dato che la norma interessa solo cessioni e sconti in fattura. Per l’impresa che ha questi crediti in portafoglio, quindi, si allungano i tempi in cui la compensazione evita un’uscita di cassa.

È già legge o si può ancora cambiare?

Il testo non è definitivo. Il Consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge il 28 ottobre 2026 e l’atto C. 3174 è giunto alla Camera il 30 ottobre, lasciando aperta la possibilità di modifiche in commissione e in aula fino all’approvazione entro il 31 dicembre.

Secondo la relazione tecnica del disegno di legge, le compensazioni coinvolte valgono 20.537 milioni di euro, al netto delle quote già decennali. Di questi, solo 2.053,7 milioni si compenserebbero nel 2027, lasciando 18.483,3 milioni distribuiti dal 2028 al 2036. Per i conti pubblici l’effetto sul saldo resta nullo, poiché l’indebitamento netto, ossia lo scarto fra entrate e uscite annuali dello Stato, ha computato la spesa già nel 2023: a cambiare è unicamente la tempistica dei flussi di cassa erariali.

Dal settore edile è arrivata subito una richiesta di correttivi. Il 2 novembre 2026 il presidente dell’ANCE di Brindisi, Angelo Contessa, ha evidenziato che la ripartizione in dieci anni sottrae liquidità a imprese che hanno anticipato risorse nel rispetto delle norme vigenti, auspicando modifiche parlamentari. In attesa del testo finale, conviene quindi impostare il budget 2027 confrontando entrambi gli scenari.

Quanta cassa in più serve nel 2027 a un’impresa con 200.000 euro di credito?

Ipotizziamo un’impresa edile tipo, utile a mostrare il calcolo. Dispone di 200.000 euro di credito Superbonus compensabile nel 2027, derivante da sconti in fattura su lavori del 2023, e prevede di destinarne 120.000 ai contributi e alle ritenute del personale, a ritmo di 10.000 euro al mese, e 80.000 alle imposte, suddivise in due quote da 40.000 euro a giugno e a novembre. Inizia l’anno con 60.000 euro di saldo bancario e stima 2.150.000 euro di incassi tra SAL, cioè gli stati di avanzamento dei lavori su cui emette acconti, e saldi finali, a fronte di 2.065.000 euro di uscite ordinarie tra fornitori, subappalti, retribuzioni e noli.

Con le regole attuali gli F24 del 2027 non generano uscite vive, essendo interamente coperti dal credito: l’azienda termina l’anno con 145.000 euro sul conto corrente, toccando un minimo di 45.000 euro. Con l’articolo 37, invece, può usare solo un decimo della quota, pari a 20.000 euro, sufficienti a coprire gennaio e febbraio; da marzo in poi i versamenti richiedono 180.000 euro in denaro, mentre i restanti nove decimi tornano disponibili in rate da 20.000 euro all’anno dal 2028 al 2036. Le cifre considerate costituiscono movimenti di cassa e contengono quindi l’IVA attiva e passiva, mentre i costi ordinari già includono l’F24 relativo all’IVA.

MeseIncassiUscite ordinarieF24 in denaro con la norma nuovaCassa a fine mese, norma di oggiCassa a fine mese, norma nuova
Gennaio150.000160.000050.00050.000
Febbraio160.000165.000045.00045.000
Marzo170.000170.00010.00045.00035.000
Aprile180.000175.00010.00050.00030.000
Maggio190.000180.00010.00060.00030.000
Giugno200.000185.00050.00075.000−5.000
Luglio210.000190.00010.00095.0005.000
Agosto90.000120.00010.00065.000−35.000
Settembre200.000180.00010.00085.000−25.000
Ottobre210.000185.00010.000110.000−10.000
Novembre200.000180.00050.000130.000−40.000
Dicembre190.000175.00010.000145.000−35.000

La liquidità va in rosso già a giugno, quando i 40.000 euro di imposte si aggiungono ai contributi mensili, per toccare il minimo a novembre a −40.000 euro. Questa cifra indica il fabbisogno di fido o di anticipo fatture: 40.000 euro di scoperto effettivo che, con un margine prudenziale, richiedono una linea da 60.000 euro attiva entro maggio.

Pesa anche la scelta dei mesi in cui impiegare l’unico decimo disponibile. Scalarlo subito tra gennaio e febbraio ferma il picco negativo a −40.000 euro, mentre destinarlo a novembre lo peggiorerebbe a −55.000 euro, perché agosto resta critico tra ferie, incassi fermi e stipendi da versare. Se manca ancora questo schema di calcolo, si può fare riferimento a come si costruisce il budget di un’impresa edile, inserendo una voce dedicata ai crediti d’imposta.

Il credito si perde? Che cosa resta uguale

Il credito non si azzera ma viene spalmato nel tempo, portando l’ultima quota al 2036. Ciascuna rata scade però nell’anno di competenza, dato che la quota non compensata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento non è riportabile né rimborsabile, secondo l’articolo 121, comma 3, del decreto Rilancio e il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 3 febbraio 2022. Una rata da 20.000 euro all’anno si gestisce agevolmente se l’impresa versa 10.000 euro al mese di contributi, mentre crea problemi a chi ha crediti sproporzionati rispetto ai versamenti annuali dovuti.

Tutto il quadro restante resta immutato: l’importo totale del credito, le annualità precedenti, le spese esterne al 2023 e i controlli sulla cessione del credito per l’impresa edile. Chi non detiene crediti Superbonus non subisce alcun impatto.

Che cosa fare adesso sul budget del 2027?

Bloccare versamenti già programmati per via di un disegno di legge in discussione comporterebbe rischi inutili, visto che il provvedimento può mutare fino al 31 dicembre. È preferibile redigere un budget di cassa 2027, monitorando mese per mese entrate e uscite con due righe distinte per gli F24 in base ai due scenari, seguendo sei passaggi prima della fine dell’anno:

  1. estrarre dalla Piattaforma cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate l’elenco delle rate che maturano nel 2027 e il loro importo esatto;
  2. elencare gli F24 del 2027 che contavi di pagare con quelle rate, mese per mese, tenendo separati contributi e ritenute dalle imposte;
  3. rifare il budget di cassa nei due scenari e segnare il mese in cui il saldo tocca il minimo;
  4. decidere in quali mesi spendere il decimo che resta, scegliendo quelli con la cassa più bassa;
  5. portare in banca lo scenario peggiore e chiedere entro dicembre il fido o l’anticipo su fatture che serve, perché una linea concessa a gennaio arriva dopo il primo F24 pagato in denaro;
  6. mettere a confronto il costo di quel fido con la rateazione dei debiti già iscritti a ruolo, cioè le somme che l’Agenzia delle Entrate ha affidato alla riscossione con una cartella, e scegliere la strada meno cara.

Il prospetto andrà aggiornato appena il testo definitivo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, quando l’effettiva ripartizione dell’articolo 37 sarà certa. Per monitorare la liquidità cantiere per cantiere, isolando il credito Superbonus rispetto al conto corrente ordinario, puoi richiedere una demo di EdilBudget portando il riepilogo delle quote e le scadenze F24 previste.

Fonti

Domande frequenti

La quota 2027 dei crediti Superbonus è già divisa in dieci rate?

No. La divisione sta nell'articolo 37 del disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 e presentato alla Camera il 30 ottobre come atto C. 3174. La legge di bilancio si approva entro il 31 dicembre 2026, quindi fino a quella data il testo può cambiare.

Quali crediti Superbonus riguarda la proposta?

Solo le quote utilizzabili in compensazione nel 2027 dei crediti nati da cessione o da sconto in fattura su spese sostenute nel 2023. Restano fuori le quote per cui era stata scelta la ripartizione in dieci anni dell'articolo 9, comma 4, del decreto-legge 176/2022, e chi ha tenuto la detrazione nella propria dichiarazione.

Con la nuova regola il credito Superbonus si perde?

No, si sposta fino al 2036. Ogni rata va però usata entro il 31 dicembre del suo anno, perché la quota non utilizzata non si recupera negli anni successivi e non si chiede a rimborso: lo prevede l'articolo 121, comma 3, del decreto-legge 34/2020.

Dott. Luca Mochi

Dottore commercialista, iscritto all'ODCEC di Roma, sez. A, n. AA_014139.

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