Nei lavori privati a prezzo chiuso, dove l’importo concordato non si tocca, i rincari ricadono sull’impresa: l’art. 1664 del codice civile consente di chiedere la revisione solo se i materiali o la manodopera aumentano oltre un decimo del prezzo pattuito, e unicamente per la parte eccedente. Su un’opera da 400.000 euro, quindi, l’aumento deve superare i 40.000 euro.
Quanto pesa un rincaro del 20% su un cantiere firmato a settembre?
Il cantiere che segue è inventato, rincaro compreso, e serve solo a mostrare il conto. A settembre l’impresa firma la ristrutturazione di un edificio con struttura in cemento armato per 400.000 euro a prezzo chiuso, mettendo a budget un margine del 12%, cioè 48.000 euro. Le voci sensibili all’energia e al trasporto, ovvero acciaio, calcestruzzo, bitume e carburante dei noli, pesano per circa 120.000 euro, il 30% del prezzo.
Se queste voci aumentano del 20%, l’impresa spende 24.000 euro in più, pari al 6% del contratto, e il margine previsto scende da 48.000 a 24.000 euro. Metà del guadagno sfuma così per un rincaro apparentemente contenuto: l’aumento grava solo su quel terzo di contratto mentre l’importo incassato rimane fermo, e tutta la differenza se la prende il margine. Ecco perché un cantiere a prezzo chiuso può chiudere in utile ma rendere la metà di quanto preventivato a budget.
Chi può chiedere la revisione del prezzo e per quale parte?
La revisione del prezzo, ossia l’adeguamento dell’importo dopo la firma, la possono chiedere sia l’impresa sia il committente, ma solo quando circostanze imprevedibili modificano il costo dei materiali o della manodopera oltre un decimo del prezzo convenuto: lo stabilisce l’art. 1664 del codice civile, la norma sull’appalto tra privati in vigore dal 19 aprile 1942. La stessa norma aggiunge il passaggio che conta sul conto della commessa, perché la revisione si accorda solo per la parte che eccede quel decimo.
Nel cantiere dell’esempio il decimo di 400.000 euro è pari a 40.000 euro, mentre il rincaro si ferma a 24.000, quindi la richiesta non parte nemmeno ammettendo che l’aumento fosse imprevedibile. Lo scenario cambia se le voci sensibili incidono per metà del contratto, 200.000 euro, e salgono del 25%: l’aumento tocca i 50.000 euro, supera i 40.000 euro della soglia e permette di chiedere la revisione per i 10.000 euro che eccedono il decimo. Dei 50.000 euro di maggior costo, insomma, 40.000 restano comunque all’impresa, perché la soglia del codice civile lascia fuori la maggior parte degli aumenti che si vedono in cantiere.
Che cosa conta come circostanza imprevedibile?
L’imprevedibilità si misura alla data della firma, su quello che l’impresa poteva sapere quando ha fatto il prezzo: un rincaro noto da mesi il committente lo contesta dicendo che andava messo nel preventivo. La prova si costruisce quindi con le date, cioè il contratto o il preventivo accettato, i listini e le offerte dei fornitori validi a quel giorno, gli ordini successivi con i prezzi davvero pagati.
Nel mercato attuale i numeri della filiera sono pubblici, ma arrivano dalle associazioni di categoria e sono quindi posizioni di parte, non accertamenti. Federbeton, nel comunicato ripreso il 20 ottobre 2026, indica l’elettricità a 207 euro per megawattora a settembre 2026, circa il 90% in più di settembre 2025, e stima che il trasporto su strada pesi circa il 20% sul prezzo del calcestruzzo preconfezionato, fino al 50% in altri segmenti della filiera. Sono dati utili a documentare l’andamento dei costi, mentre l’esito di una richiesta di revisione si decide caso per caso.
Le categorie invocano misure pubbliche, ma al momento si tratta di proposte. Il 13 ottobre 2026 la maggioranza parlamentare ha approvato le risoluzioni sul documento di finanza pubblica, gli atti di indirizzo con cui le forze di governo delineano i conti statali futuri, chiedendo di valutare nella prossima manovra di bilancio quanto i rincari pesano sui quadri economici delle opere pubbliche, cioè sugli importi con cui ogni lavoro pubblico è stato finanziato. Resta un indirizzo politico e non una misura in vigore, quindi il conto di una commessa aperta oggi si fa senza contarci.
Che cosa fare se il fornitore non consegna?
Quando la fornitura manca il danno non è solo il prezzo più alto, perché squadre e mezzi fermi costano comunque e il tempo perso va recuperato: il presidente di ANCE Vibo Valentia, Domenico Ceravolo, il 21 ottobre 2026 segnalava il blocco di mezzi e maestranze, lo slittamento delle attività e perfino la sospensione dei lavori. Nella stessa data ANCE Calabria, per voce del presidente Roberto Rugna, evidenziava la difficile reperibilità di acciaio e bitume, con imprese costrette a rifornirsi all’estero a prezzi maggiorati.
Questi ritardi diventano una richiesta solo se restano scritti, quindi tieni gli ordini con la data e il prezzo confermato, i solleciti mandati per iscritto e le annotazioni sul giornale dei lavori, il registro dove si segna giorno per giorno chi lavora e cosa si fa in cantiere. Appena una fornitura in ritardo rischia di fermare una squadra, manda al committente una comunicazione scritta che dice quale materiale manca, da quando e quali lavorazioni slittano: su quel documento poggia la richiesta di proroga o di maggiori oneri, mentre un reclamo tirato fuori a cantiere chiuso parte già in svantaggio.
Come si ricalcola il margine a finire delle commesse aperte?
Il conto parte dal budget dei costi della commessa e si rifà voce per voce con i prezzi di oggi: per ogni materiale e per ogni nolo ancora da acquistare metti il prezzo confermato dal fornitore questa settimana, lasci come stanno i costi già sostenuti e sommi tutto. Quello che ottieni è il costo a finire, cioè quanto costerà il cantiere quando sarà chiuso, e la differenza con il contratto è il margine a finire, ossia il guadagno effettivo a saldo dei lavori.
Il conto va rifatto a ogni SAL, cioè a ogni stato di avanzamento dei lavori su cui si fattura l’acconto, perché è il momento in cui hai i costi aggiornati e sai quanta parte del lavoro è fatta. Il calcolo completo, con l’indice di costo e un esempio svolto riga per riga, sta nella guida su come si calcola il margine a finire a ogni SAL. Se vuoi vedere lo stesso conteggio sulle tue commesse aperte puoi richiedere una demo di EdilBudget portando il budget di commessa e le fatture dei fornitori già registrate, mentre su due o tre cantieri la stessa tabella la tieni anche su un foglio di calcolo.
Che cosa mettere nei contratti nuovi?
Sul preventivo che firmi la prossima volta la validità dell’offerta va tenuta breve, perché un’offerta che resta valida 60 giorni su un mercato che si muove ogni settimana ti lega le mani mentre i costi salgono. Accanto alla validità serve una clausola di adeguamento agganciata a un indice pubblico, come il prezzario ufficiale della tua regione, con la revisione che scatta oltre una soglia scritta nel contratto: così l’aumento si divide secondo una regola decisa alla firma e non secondo i rapporti di forza del momento.
Sulle voci che pesano di più il prezzo si blocca con un ordine confermato al fornitore e, quando il magazzino lo permette, con l’acquisto anticipato. Tenere l’acciaio in cantiere per qualche settimana ha un costo di stoccaggio, che però è molto minore di un margine dimezzato, e toglie dal tavolo la discussione sull’imprevedibilità.
E se il lavoro è in appalto pubblico?
Negli appalti pubblici la regola è un’altra e tratta l’impresa molto meglio, perché l’art. 60 del codice dei contratti pubblici rende obbligatorie le clausole di revisione nei documenti di gara e, nei lavori, le fa scattare quando il costo dell’opera varia di più del 3% dell’importo complessivo, riconoscendo il 90% del valore che eccede quel 3% sulle prestazioni ancora da eseguire. Il calcolo nel dettaglio, con un esempio svolto, sta nella guida su come si calcola la revisione prezzi negli appalti pubblici.
Se lavori sia per committenti privati sia per enti pubblici, tieni le due regole separate nel conto di ogni commessa, perché lo stesso rialzo sullo stesso materiale si recupera in buona parte nel pubblico, mentre nel privato resta quasi tutto a carico dell’impresa.
Da dove parti questa settimana?
L’elenco delle commesse aperte a prezzo chiuso sta su un foglio solo, e questa settimana serve per quattro cose:
- per ogni cantiere ancora in corso, scrivi le voci sensibili (acciaio, calcestruzzo, bitume, carburante dei noli) e quanto pesano sul prezzo del contratto;
- chiedi a ogni fornitore la conferma scritta del prezzo e della data di consegna per le quantità che ti restano;
- rifai il costo a finire con quei prezzi e confronta il margine che resta con quello di budget;
- sulle commesse dove il rincaro ha già superato il decimo del prezzo, metti insieme le date del contratto e dei listini e scrivi al committente.
Il quarto passaggio riguarderà poche commesse, perché la soglia del decimo è alta, mentre i primi tre ti dicono subito dove il margine si sta assottigliando e su quali acquisti che ti restano conviene rinegoziare.
Fonti
- Codice civile, art. 1664, Onerosità o difficoltà dell’esecuzione (testo in vigore dal 19 aprile 1942), consultato il 22/10/2026
- D.Lgs. 36/2023, art. 60, Revisione prezzi (testo in vigore dal 31 dicembre 2024), consultato il 22/10/2026
- Ingenio, Caro energia e trasporti, Federbeton: costi in aumento, a rischio la competitività della filiera delle costruzioni, pubblicato il 20/10/2026, dati Federbeton su settembre 2026 a confronto con settembre 2025, consultato il 22/10/2026
- ANSA Calabria, Protesta Tir, l’allarme degli edili: acciaio e bitume non arrivano, pubblicato il 21/10/2026, consultato il 22/10/2026
- La Nuova Calabria, Trasporti in difficoltà, ANCE Vibo: a rischio la continuità dei cantieri e l’intera filiera delle costruzioni, pubblicato il 21/10/2026, consultato il 22/10/2026
- ANCE, DPFP 2026: approvate le risoluzioni di maggioranza, accolto l’impegno al governo sul caro materiali, pubblicato il 14/10/2026, consultato il 22/10/2026
Domande frequenti
Il committente privato è obbligato a pagare l'aumento dei prezzi dei materiali?
Di regola no, perché su un lavoro a prezzo chiuso l'importo pattuito resta quello. L'art. 1664 del codice civile, in vigore dal 19 aprile 1942, permette di chiedere la revisione del prezzo solo se per circostanze imprevedibili il costo di materiali o manodopera cresce oltre un decimo del prezzo complessivo convenuto, e la revisione si accorda solo per la differenza che eccede il decimo.
Come si calcola la soglia del decimo su un appalto privato?
Si prende il prezzo complessivo convenuto nel contratto e se ne calcola il 10%. Su un contratto da 400.000 euro la soglia è 40.000 euro: un rincaro di 24.000 euro resta a carico dell'impresa, mentre uno di 50.000 euro apre la richiesta di revisione per i 10.000 euro che superano il decimo, secondo l'art. 1664 del codice civile.
Che documenti servono per dimostrare che il rincaro era imprevedibile?
La data del contratto o del preventivo accettato, i listini e le offerte dei fornitori validi a quel giorno, gli ordini successivi con i prezzi effettivi, i solleciti scritti, le annotazioni dei ritardi sul giornale dei lavori e la comunicazione inviata al committente. L'esito resta una questione di fatto, perché un rincaro già annunciato alla firma il committente lo contesta.
Il governo ha previsto aiuti per il caro materiali nel 2026?
Per ora c'è solo un impegno politico. Il 13 ottobre 2026 la maggioranza ha approvato in Parlamento le risoluzioni sul documento di finanza pubblica, cioè gli atti con cui i partiti che sostengono il governo gli indicano cosa mettere nei conti dello Stato, e al punto 5 gli ha chiesto di considerare nella manovra di bilancio quanto l'aumento del prezzo dei materiali pesa sugli importi con cui le opere pubbliche sono state finanziate, come riporta ANCE il 14 ottobre 2026. Non si tratta di una misura già in vigore.
Negli appalti pubblici la soglia è la stessa dell'appalto privato?
No. Per i contratti di lavori l'art. 60 del codice dei contratti pubblici, nel testo in vigore dal 31 dicembre 2024, attiva le clausole di revisione sopra una variazione del 3% dell'importo complessivo e le fa operare nella misura del 90% del valore che eccede quel 3%, applicato alle prestazioni da eseguire.
Dott. Luca Mochi
Dottore commercialista, iscritto all'ODCEC di Roma, sez. A, n. AA_014139.
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